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Le Squame di Nicola Spadafranca.

Le Squame di Nicola Spadafranca

Comunicati stampa

Sarà inaugurata sabato 12 settembre 2020 alle ore 18, presso la Galleria della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, in via Arpi 152, la mostra fotografica di Nicola Spadafranca intitolata “Squame”.

Il nutrito portfolio dell’Artista fotografo di Manfredonia ci apre alla riflessione su alcune delle problematiche più stringenti del nostro tempo che investono uomini e cose. Il suo, dopo il viaggio-reportage tra i migranti, gli sfruttati e gli emarginati, ha scritto in catalogo il Presidente della Fondazione, Aldo Ligustro, è un nuovo viaggio, quello “tra le cose ormai prive di connotazione, tra le Squame, le cui foto, protagoniste di questa mostra, ci fanno capire come la logica dei rifiuti sia una logica perversa di una modernità che ha ormai smesso di tendere verso l’inclusione e l’estensione di diritti e libertà e soprattutto non si preoccupa di assicurare la conservazione delle condizioni di vivibilità del pianeta. Sembra che la globalizzazione, con l’eccesso di consumismo dei più privilegiati, non riesca che a produrre scorie, scorie umane, quelle vite di scarto dell’omonimo saggio di Bauman, e rifiuti, cose che hanno perso ogni identificazione e ogni utilità, invadendo ogni spazio”.

Ed è su queste cose, che per altri è il “nulla”, che Spadafranca rivolge il suo sguardo, sicché ai suoi occhi quel mondo, Egli dice, “appare come la dissoluzione in nuove forme, sembianze, capaci di lasciare una traccia, un’impronta, utile a narrare, come in un mondo parallelo, il nostro mondo”.

Il progetto “Squame” di Nicola Spadafranca, scrive a sua volta in catalogo Giusy Tigano, fondatrice e curatrice dell’Agenzia milanese GT Art, “è sotteso da una visione poetica e malinconicamente ispirata. Il suo voler rintracciare quel filo di vita “altra” nelle cose rinvenute o restituite dal mare ispira anche chi guarda le sue fotografie a ridisegnare un’ipotesi di senso, un valore, una storia parallela, un’identità ritrovata. In queste sue visioni il dato reale non è mai eccessivamente evidente o sfacciato, non assomiglia mai troppo a se stesso. In quasi tutte le fotografie sembra piuttosto emergere una lieve traccia, un’impronta, un indizio, appena un accenno di passato, e una più ampia prospettiva si lascia invece al dopo, alla trasformazione consumata o in atto: questa metamorfosi della materia si fa anche evoluzione di pensiero e passaggio significativo per il fruitore che vi approda, che vi si legge e si riconosce. Grazie a questo viaggio spontaneo, che dall’elemento concreto conduce all’idea astratta del suo possibile significato (un viaggio mentale ma soprattutto emotivo), l’intero portfolio si rivela più intrigante, più denso e più forte”.

Per il curatore della mostra, Gaetano Cristino, Nicola Spadafranca sottomette i codici del black box al suo sguardo critico e appassionato sulla realtà a noi più vicina ottenendo “immagini-simbolo, concrete e universali, di una umanità capace ormai di produrre solo esclusioni, scarti, dissoluzioni di se stessa e dei beni ad essa non più funzionali… E come ieri il bianco e nero di Spadafranca scavava nella condizione inenarrabile dei lavoratori migranti stagionali nella piana del Tavoliere …oggi la sua attenzione si è spostata su altre scorie, prodotte dal medesimo meccanismo economico perverso, sui rifiuti. Ma le “squame” di Spadafranca rivelano anche altra condizione. C’è la riflessione generale sui rifiuti e sulla incapacità di farli rivivere, ma c’è anche l’attenzione al vissuto delle cose, al loro liquefarsi in forme altre, al loro essere partecipi di quel “male di vivere” espresso dalla poesia montaliana, che tocca tutte le cose, dal rivo strozzato al cavallo stramazzato alla foglia riarsa. E che nelle foto di Spadafranca sono la bambola, la lampadina, la boa, i cartoni, il polistirolo, gli scheletri di uccelli, gli ossi di seppia, le conchiglie, i bidoni e i resti di buste di plastica, i metalli…”.

All’inaugurazione interverrà anche Nicola Loviento, presidente del Foto Cine Club di Foggia nonché consigliere nazionale della Fiaf (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche).

Il catalogo della mostra è edito da Effebiemme.

La mostra rimarrà aperta fino al 3 ottobre 2020, osservando i seguenti orari: da lunedì a sabato, ore 10-13/17-20. Gli ingressi saranno contingentati, nel rispetto delle disposizioni anti-covid e sarà obbligatorio l’uso della mascherina.

NICOLA SPADAFRANCA è nato nel 1963 a Manfredonia (FG), dove vive e svolge l’attività di dottore commercialista.

Ha ricevuto la sua prima fotocamera all’età di otto anni, dopo essere stato già in una camera oscura per osservare il processo di sviluppo e stampa del negativo.

Ha scelto Bologna per gli studi universitari, ed è lì che ha approfondito le tecniche di sviluppo e stampa.

Tornato a Manfredonia dopo la laurea, è stato chiamato a far parte, come fotografo, della redazione di un settimanale locale inserito nel quotidiano “AVVENIRE”. Con la stessa redazione ha realizzato supplementi estivi che tracciavano originali percorsi artistici per viaggiatori e turisti che volessero visitare il Gargano meno noto. Negli stessi anni ha iniziato a conoscere e a far conoscere la realtà degli immigrati presenti nel territorio della Capitanata con reportage sui luoghi di aggregazione. Contemporaneamente, continua la ricerca sul paesaggio urbano ed i suoi mutamenti, sui cambiamenti legati al mondo della pesca e delle attività portuali.

Nel 2007, ha realizzato la mostra fotografica “Calafàto”, un racconto fotografico sull’ “arte” dei calafatari nella costruzione dei motopescherecci in legno, che nel Porto di Manfredonia ha una lunga tradizione, tramandata da una generazione all’altra ed oggi in via di estinzione.

Nel 2008, ha realizzato la mostra “Facebook – Nuovi nomadi alla fine del viaggio” frutto di un lungo lavoro di documentazione realizzato sulle problematiche del lavoro degli immigrati all’interno del territorio compreso tra le città di Foggia, San Severo, Rignano Garganico, Manfredonia e la sua frazione di Borgo Mezzanone.

Nel 2010 viene pubblicato il libro “Alla fine del Viaggio”, che raccoglie le fotografie sui lavoratori immigrati nel nostro territorio. Il corpus fotografico del libro viene poi esposto in maniera itinerante in molte città italiane. Sempre nel 2010 gli viene conferita l’onorificenza AFI (Artista Fotografo Italiano) dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche).

Negli ultimi anni, la sua attenzione, la sua visione si è allontanata dal reportage, arrivando, come egli stesso dice, “a pensare che un’immagine debba rendere visibile solo la trama del reale, ma non per distaccarsene, bensì per entrare in rapporto con esso, rendendolo soggettivo, interattivo, coinvolgente, così da far nascere in noi sensazioni, emozioni, prese di posizione libere”. Ed è quello che esprime questa mostra.