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Una lezione di sport e di vita.

Una lezione di sport e di vita

Aggiornamenti, Comunicati stampa

Leadership, etica, epica, storie olimpiche e la recente missione in Palestina: Mauro Berruto incanta il Foggia Festival Sport Story

Il Foggia Festival Sport Story ha dedicato la giornata di venerdì 5 dicembre a uno dei protagonisti più autorevoli dello sport italiano, Mauro Berruto, già allenatore della Nazionale maschile di pallavolo, con cui ha conquistato il bronzo alle Olimpiadi di Londra 2012, formatore, autore e voce lucida nel dibattito sul rapporto tra sport, società e politica. Un doppio appuntamento che ha intrecciato riflessioni sulla responsabilità, sul valore dei comportamenti, sulla dimensione culturale dello sport e sulle sue implicazioni più umane.

Il primo incontro si è tenuto nel pomeriggio, nella libreria Ubik, dove Berruto ha presentato Dare tutto, chiedere tutto (Mondadori), scritto insieme ad Antonio Conte, attuale allenatore del Napoli. In dialogo con Alessandro Galano, l’autore ha approfondito i temi chiave del volume: l’etica della leadership, il dovere dell’esempio, la forza della coerenza. “Dare tutto” — ha ricordato — significa essere i primi a lavorare, a resistere e a tracciare la direzione; “chiedere tutto” vuol dire pretendere impegno, crescita e responsabilità da ogni membro della squadra. Tra aneddoti, metodo e teoria, il pubblico è entrato nel cuore del “metodo Conte”, fondato sui tre passaggi essenziali: ispirare, lavorare, misurare.

Nel corso del doppio appuntamento, Berruto ha condiviso anche la sua recentissima esperienza in Palestina, da cui è rientrato pochi giorni fa. Nell’ultima settimana di novembre è infatti tornato ad allenare su invito del Comitato Olimpico Palestinese e della Federazione Palestinese di Pallavolo: «Ho avuto l’onore di diventare per qualche giorno il Commissario Tecnico della Nazionale Palestinese di pallavolo maschile», ha raccontato. Una missione che lo ha messo di fronte a una realtà drammatica, fatta — ha spiegato — di sofferenza, morte, mancanza di speranza e condizioni di vita da regime di apartheid, come quello vissuto dai palestinesi in Cisgiordania, prigionieri nei loro stessi villaggi.

Ha poi condiviso un episodio avvenuto nel villaggio di Himza, a pochi chilometri da Gerusalemme: «Siamo stati coinvolti in un’operazione dell’esercito israeliano. I gate — punti di controllo militari israeliani (checkpoint), strutture in cemento armato e filo spinato, posizionati strategicamente per monitorare e limitare il movimento dei palestinesi tra i villaggi, le città e le aree di lavoro, parte integrante del complesso sistema di separazione israeliano e della segregazione territoriale — si sono chiusi all’improvviso, intorno a noi sono esplose svariate bombe stordenti e la tensione era altissima». Berruto ha raccontato di essere rimasto in costante contatto con i diplomatici italiani — «che ringraziamo di cuore» — ma ha chiarito che non è intervenuto alcun mezzo blindato per prelevarli. A proteggerli, invece, è stato il gesto semplice e potentissimo di una famiglia palestinese che ha aperto loro la porta di casa: «Non dimenticherò questo gesto fino all’ultimo dei miei giorni». Dopo quasi tre ore i gate sono stati riaperti e il gruppo è potuto ripartire. «Quello che lì è quotidiano — ha chiosato Berruto — per noi sarebbe impensabile».

La serata è poi proseguita all’Auditorium Santa Chiara con lo spettacolo teatrale Storie olimpiche: fra pace, guerre e diplomazie, un viaggio intenso attraverso i conflitti, le tensioni e le rinascite che hanno segnato i Giochi dall’antichità a oggi. Il senso del racconto di Berruto affonda nella natura più profonda dello sport: vittoria e sconfitta non si possono scindere, fanno parte della stessa storia. La vittoria non coincide con l’alzare un trofeo, ma con il percorso, la fatica, il sacrificio e la disciplina necessari a raggiungere l’obiettivo. È in quel cammino — ha ribadito — che risiede il vero valore dello sport, ed è per questo che esistono molti tipi di vittorie: anche quando si arriva ultimi.

Come la corsa memorabile di Gabriela Andersen-Schiess, uno degli episodi più iconici della storia dello sport. Alle Olimpiadi del 1984 a Los Angeles, le prime ad inserire nel programma la maratona femminile, l’atleta svizzera, vittima del caldo e di un’importante disidratazione che le causò dei crampi intensi, insistette per portare a termine la sua gara, rifiutando l’intervento dei sanitari, che avrebbe causato la squalifica. La corsa barcollante della Schiess, quel giorno ultima classificata, è tuttora il simbolo del concetto di determinazione al di là del risultato.

In chiusura, Berruto ha regalato al pubblico un momento di grande intensità leggendo l’Ulysses di Alfred Tennyson, poesia che evoca la tenacia, il viaggio e la tensione verso nuovi orizzonti: un sigillo perfetto alle riflessioni di una giornata ricchissima.

La decima edizione si chiuderà mercoledì 10 dicembre, alle ore 19 presso la Fondazione dei Monti Uniti, con il Premio alla Carriera conferito a Stefano Bizzotto, che presenterà il suo libro Storia del mondo in 12 partite di calcio (Il Saggiatore), insieme al giornalista Pino Autunno. Un’epopea collettiva di guerre, rivoluzioni, crisi economiche e trasformazioni sociali raccontata attraverso il filtro di un pallone. Una galleria di incontri dimenticati, eroi inattesi, tragedie sventate e risultati rocamboleschi all’interno della quale poter riconoscere un riflesso degli avvenimenti che hanno plasmato il mondo così come lo conosciamo oggi.

Nel corso della serata, il presidente della Fondazione, Filippo Santigliano, consegnerà come ogni anno i nuovi libri per il fondo di letteratura sportiva istituito presso la Biblioteca “La Magna Capitana”, nelle mani della direttrice del polo biblio-museale di Foggia, Gabriella Berardi.