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Per una “lingua prima”. Civiltà complesse e complessità linguistica

Per una “lingua prima”

Aggiornamenti, Multimedia

Pubblico delle grandi occasioni, mercoledì 5 febbraio 2020 in Fondazione, in occasione del convegno “Civiltà complesse e complessità lingustica” con i professori Italo Farnetani e Francesco Sabatini. I due insigni accademici sono stati ospiti della rassegna “Lettura e oltre”, organizzata dal Liceo classico “Lanza” in collaborazione con la Fondazione dei Monti Uniti di Foggia e con il patrocinio dell’Università degli Studi del capoluogo e dell’amministrazione comunale.

Dopo i saluti del presidente della Fondazione, il professor Aldo Ligustro, e di Mariolina Cicerale, responsabile eventi del Liceo “Lanza”, i professori Farnetani e Sabatini hanno affrontato i nodi del convegno dedicato alla lingua italiana, la “lingua prima”, ed al rapporto con la “lingua funzionale”, l’inglese. È un dato ormai certo, infatti, che il progresso rende il nostro vivere sempre più complicato e richiede ai singoli individui un’istruzione prolungata, aggiornamenti continui, capacità di servirsi di tecnologie più sofisticate. Si è affermato così il concetto di “civiltà complesse”. Tra le necessità inderogabili c’è il possesso di una “lingua prima” di particolare ricchezza, adatta all’uso parlato e all’uso scritto nei più diversi settori di conoscenze e attività, e di altre lingue, tra cui quella (l’inglese) di maggior diffusione mondiale.

L’inglese oggi è il linguaggio della comunicazione delle scienze, come in passato il greco o il latino erano la lingua comune dei popoli. Si deve valutare quando comunicare in inglese o in italiano. Per la medicina che, insieme alla chimica, è una delle due scienze che dispone del maggior numero di parole è importante anche un’ appropriatezza linguistica, soprattutto nella comunicazione con i pazienti, in modo che il linguaggio sia comprensibile e non crei né ansie né eccessive aspettative. Nella scelta delle parole non si dovrebbero usare forestierismi, perché ogni parola inglese ha il corrispettivo nella lingua italiana e, nello stesso tempo, si dovrebbero evitare i tecnicismi alla “medichese”, incomprensibile per i pazienti, talvolta fonte di equivoci.

Oggi è necessario essere bilingui, o almeno in grado di poter leggere l’inglese scientifico. La scelta di usare l’italiano o l’inglese dipende dal raggio della divulgazione: si userà l’italiano quando ci si rivolge a un ambito più ristretto, mentre l’inglese sarà indispensabile quando la comunicazione è rivolta alla comunità scientifica internazionale. Non si tratta di ricercare la “lingua pura”, che peraltro non c’è mai stata, oppure la “bella lingua”: si tratta di creare una lingua funzionale che serva per la comunicazione e la comprensione.

L’aggiunta di una lingua di grande diffusione geografica, adatta per la comunicazione mondiale, non deve però far ritenere secondaria e di potenza conoscitiva limitata la “lingua prima” di altra origine, qual è in Italia l’italiano. La nostra lingua, come altre del nostro continente, ha sviluppato nel tempo, per l’apporto di tutti i campi di sapere, la capacità di raggiungere alti livelli di competenza. Questa prospettiva richiede uno studio costante e approfondito, che ci renda familiari migliaia di parole di origine colta (di solito latina o greca) di uso comune e anche tecnico-scientifiche, che ritroviamo poi in altre lingue.