In Fondazione la presentazione del saggio di Angelo Rinaldi sulla pratica dello “scrutinio” nella Restaurazione borbonica
Lunedì 19 gennaio, alle ore 18.00, nella sala “Rosa del Vento” della Fondazione dei Monti Uniti, in via Arpi 152 a Foggia, si terrà la presentazione del saggio di Angelo Rinaldi “I più leali e fedeli sudditi di Sua Maestà. La pratica dello scrutinio nella Restaurazione borbonica”, un lavoro di ricerca che indaga un aspetto centrale e poco esplorato del sistema politico-amministrativo borbonico nel periodo della Restaurazione. L’evento è organizzato dalla Fondazione in collaborazione con l’Istituto di Storia del Risorgimento italiano – Comitato di Foggia, con il patrocinio dell’Università di Foggia.
Il volume analizza la pratica dello scrutinio come strumento di controllo e selezione delle élite locali, offrendo una chiave di lettura originale sui rapporti tra potere centrale e territori nel Regno delle Due Sicilie, e contribuendo al dibattito storiografico sulla costruzione dello Stato preunitario.
La pratica dello scrutinio, ereditata dall’Ancien Régime e riadattata nel corso della prima metà dell’Ottocento, fu ampiamente utilizzata per valutare i percorsi professionali e politici dei pubblici ufficiali meridionali. Dopo la frattura rivoluzionaria del 1820, il ritorno dei Borboni a Napoli portò alla formazione delle “Giunte di Scrutinio” al cui giudizio furono sottoposti i pubblici ufficiali di ogni ordine e grado. Il corpus documentario così formatosi nei fondi dei dicasteri di Grazia e Giustizia, della Polizia Generale e dell’Archivio Borbone, oggi conservati presso l’Archivio di Stato di Napoli, ha permesso di ricostruire le vicende di un gran numero di funzionari, specie nei ranghi del sistema giudiziario.
La ricerca si è concentrata sullo studio della pratica dello scrutinio come processo di identificazione politica degli individui. Da un lato si trattava infatti di una procedura di mappatura degli apparati statali, volta a garantire fedeltà politica e affidabilità amministrativa in quanto aspetti inscindibili nella mentalità dell’epoca. Dall’altro, attraverso la raccolta di informazioni operata nei territori, lo scrutinio era uno spazio politico di negoziazione e ridefinizione delle identità socio-professionali e politico-culturali, strutturalmente aperto alla partecipazione e al dialogo con i poteri locali.
In tal senso, lo scrutinio, in quanto prassi strutturante dello spazio politico meridionale, costituisce un osservatorio privilegiato sull’intreccio esistente all’interno del gruppo dirigente e dei notabilati locali, quali il ‘suddito fedele’ o il ‘traditore’. Tracciandone le dinamiche e analizzandone le narrazioni contrapposte, lo studio ricostruisce la vasta platea di attori coinvolti e le modalità con cui, volta per volta, si accreditarono «i più leali e fedeli sudditi» coinvolti nello spazio politico dello scrutinio. Rapporti riservati, relazioni sullo spirito pubblico, indagini, delazioni, testimonianze, petizioni, encomi: all’interno delle procedure di scrutinio è possibile ritrovare un’incredibile polifonia di voci sul rapporto tra intendenti, magistrati, commissari, vescovi, membri dell’amministrazione, del gruppo dirigente e dei notabilati locali. Pratiche testuali che ci raccontano molto anche su come, ben al di là della dimensione repressiva, lo scrutinio fu una pratica utilizzata per strutturare paradigmi di governo del reale, tracciando il profilo del pubblico ufficiale e riconfigurandolo nelle tumultuose contingenze politiche dell’epoca.
Alla presentazione interverranno Filippo Santigliano, presidente della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, Francesco Barbaro, direttore dell’Istituto di Storia del Risorgimento italiano – Comitato di Foggia, Saverio Russo, già docente di Storia moderna presso l’Università di Foggia, Annastella Carrino, professoressa associata di Storia moderna all’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, e Carmine Pinto, professore ordinario di Storia contemporanea e direttore del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Salerno.
L’autore
Angelo Rinaldi si è laureato in Filosofia e in Scienze Filosofiche presso l’Università di Bologna e in Filologia, Letterature e Storia presso l’Università di Foggia. La sua tesi di laurea in storia moderna dal titolo “Attendibili di Capitanata: sorveglianza poliziesca e repressione politica” è risultata prima classificata alla XXIV edizione del Premio Spadolini per la storia contemporanea e alla IX edizione del Premio Capitanata per la ricerca storica.
Successivamente ha conseguito un dottorato in Storia dell’Europa presso l’Università di Teramo, con una dissertazione intitolata: “I più leali e fedeli sudditi di Sua Maestà. La pratica dello scrutinio nella Restaurazione borbonica (1815-1822)”. Durante tale ricerca si è occupato della costruzione delle procedure di sorveglianza e disciplinamento dei pubblici ufficiali nel primo Ottocento, con particolare attenzione alla magistratura meridionale.
L’interesse per il rapporto tra notabilati, proprietà terriera, lotte fazionarie e bande armate lo ha portato anche a pubblicare diversi saggi nell’ambito del Progetto Prin 2017 (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale ) intitolato “Il brigantaggio rivisitato. Narrazioni, pratiche e usi politici nella storia dell’Italia moderna e contemporanea”.
Attualmente è docente a contratto presso la Uniwersytet Szczeciński (Università di Stettino, Polonia) e assegnista di ricerca in Storia delle istituzioni politiche presso l’Università degli studi di Napoli Federico II.
L’incontro si inserisce nel ciclo di iniziative della Fondazione dedicate alla riflessione storica e al confronto tra studiosi, con l’obiettivo di promuovere la divulgazione scientifica e il dialogo con il pubblico su temi cruciali della storia italiana.
L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.