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“Il cielo e le terre” approda a Celle San Vito. La riflessione artistica sui Monti Dauni arriva nel più piccolo Comune pugliese

“Il cielo e le terre” approda a Celle San Vito

Aggiornamenti, Comunicati stampa

Sarà inaugurata domenica 3 luglio 2016, alle ore 11 presso il Palazzo del Provenzale di Celle San Vito (Fg), la nuova tappa de “Il cielo e le terre”, la rassegna itinerante di arte contemporanea e fotografia dedicata ai Monti Dauni, organizzata dalla Fondazione Banca del Monte di Foggia con l’associazione Spazio 55 Arte Contemporanea e curata da Guido Pensato.

Si tratta, in particolare, della prima di una serie di mostre che saranno inaugurate nel mese di luglio nell’ambito dell’intenso programma dell’edizione 2016 “L’abitare i luoghi e le forme”, e sarà dedicata proprio ai paesaggi, ai paesi, ai borghi, alla natura, ai “luoghi e alle forme dell’abitare” di una delle grandi aree collinari e verdi della Capitanata, dove sorge il più piccolo comune della Puglia, adagiato tra i boschi e le colline dei Monti Dauni. “I Monti della Daunia e il Fotocineclub” infatti è il titolo della mostra fotografica che sarà visitabile presso il Palazzo del Provenzale di Celle San Vito dal 3 luglio al 15 agosto 2016, una rassegna che ribadisce e rinnova la tradizione che ha visto questo sodalizio foggiano in prima linea, fin dagli anni Settanta, nella “scoperta” dell’Appennino Dauno.

E Celle San Vito, un piccolo borgo delizioso abitato da una comunità “eroica”, rappresenta uno straordinario simbolo delle bellezze paesaggistiche e ambientali, di modelli di vita alternativi alla fretta, all’ansia, al consumo del tempo e del territorio; e, insieme, della volontà e della capacità di opporsi e resistere all’abbandono. “Il cielo e le terre” è soprattutto questo: uno strumento che l’arte, gli artisti, i fotografi – la creatività, insomma – mettono in campo – a sostegno di quella volontà.

Alla cerimonia di inaugurazione prenderanno parte Maria Giannini, Sindaco di Celle, Gaetano Cristino, componente dell’Organo di indirizzo della Fondazione Banca del Monte, Gianmaria Pironti, del Fotocineclub di Foggia e il curatore Guido Pensato.

La mostra “I Monti della Daunia e il Fotocineclub” sarà visitabile il sabato dalle ore 18.00 alle 20.00, la domenica ed i festivi dalle ore 11.00 alle 13.00 e dalle 18.00 alle 20.00. I fotografi protagonisti della rassegna sono Daniele Ficarelli, Alfredo Ingino,  Nicola Loviento,  Gianmaria Pironti e Paola Ricucci.

Nel pomeriggio di domenica 3 luglio, alle ore 19 presso il Villaggio Jabrè di Roseto Valfortore (Fg), sarà inaugurata la mostra “Segnaletiche. Casellario fotografico” di Pino Marchesino. La mostra, inserita nel programma de “Il cielo e le terre” 2016, come evento collegato, raccoglie “ritratti inediti” di personaggi noti e non della cultura e della società foggiana. Resterà in allestimento fino a domenica 10 luglio e sarà visitabile tutti i giorni dalle ore 18:00 alle ore 23:00.

Il Foto Cine Club e i Monti Dauni

“Ci arrivi su strade un po’ malandate, superando  mezzi agricoli e attraversando campi che a seconda della stagione sono verdi, gialli, rossi o neri. Li intravvedi da lontano nella loro scomposta bellezza ed alla fine sei lì: le prime case, la prima signora anziana, la prima salita e poi un rapido susseguirsi di strade rivestite di lastre di pietra. Senza neanche accorgertene, distratto dall’attenzione prestata alle case, diverse tra loro per il ceto dell’abitante, ed alle persone, impegnate nelle loro faccende sull’uscio di casa, sei nella piazza del paese che ti appare grande e desolata nella sua dignitosa imponenza. Qui hai la percezione di un paese in attesa, dove la dimensione del tempo è diversa e tutto ti appare rallentato. Per te, cittadino di una città più o meno grande, è come un tonfo; hai corso, sei caduto e planato su di un enorme materasso accogliente, qualche attimo di esitazione e comprendi che i tuoi ritmi devono rallentare e adeguarsi, la tua mente deve adattarsi, i tuoi pensieri sciogliersi, l’alternativa è fuggire. L’atmosfera ovattata ti avvolge, l’aria l’avverti diversa da quella della tua città, indubbiamente più fresca a tratti più leggera, le persone, ma soprattutto i bambini, ti appaiono come se li conoscessi da tempo, qualcuno ti sorride, qualcuno ti saluta, qualcun altro attende da te un segnale. Puoi anche cercare la tua solitudine, non ti sarà possibile, qualcuno si avvicinerà a te e ti rivolgerà la parola, tanta è la curiosità di sapere di te, forestiero, ma è solo un pretesto per poi prendere la parola e raccontare la loro storia, la storia di contadini ed operai, spesso migranti, un racconto tutto coniugato in prima persona, ma strettamente legato alla terra natia. Il passato viene ricordato dai monumenti, dalle chiese e dalle rughe di suoi abitanti, il futuro è accennato da ragazzini in bicicletta e da bimbe intente a parlare tra di loro, il presente è lì sotto gli occhi di tutti ed è difficile coglierlo, queste foto hanno provato a fermarlo”. (Nicola Loviento, presidente Fotocineclub di Foggia).

“L’edizione 2016 de “Il cielo e le terre” si collega strettamente alle precedenti sulla marginalità, lo spopolamento e l’abbandono delle aree interne della Provincia di Foggia e dell’Appennino italiano; sulla lotta costante e strenua per costruire/ricostruire un legame – fondato dal punto di vista sociale, economico e culturale – tra passato e futuro, per il riconoscimento pieno e consapevole della bellezza discreta del loro paesaggio naturale e umano; sulla singolare spendibilità di un modello di vita, in gran parte alternativo rispetto agli aspetti più logori e logoranti di quello urbano. Questa edizione è, infatti, incentrata sul tema dell’abitare, una modalità “primaria” e non “databile”, messa a punto dagli esseri umani per organizzare il pensiero, la vita e la storia. Progettare e riprogettare, pensare e ripensare i piccoli centri, le aree interne, i margini del tessuto comunitario, chiama in causa un’immaginazione istituzionale e collettiva capace di ritagliare un ruolo a una “creatività generale”, che non pretenda di proporsi come astratta e utopistica antitesi a una progettazione economicistica e liquidatoria di vicende e storie che non sono necessariamente destinate a ri-fondarsi sulla base di retoriche e nostalgie immobilistiche, o, viceversa, sul modello delle città e del mondo come vetrine…non della loro storia accertabile e di un futuro probabile, ma di un cogente presente consumistico già scritto. Nell’impossibile antitesi tra immobili nostalgie e modelli di città e di mondo come “vetrine”, i piccoli centri, i borghi, le aree marginali non devono essere costretti a “mettersi in bella copia”, se non partendo da sé, dalle proprie certezze/incertezze identitarie, dai propri cittadini, dai loro bisogni, da sogni fondati sulle risorse che essi rappresentano e detengono e che sono chiamati a coniugare e connettere con strategie istituzionali e lungimiranza, razionalità e immaginazione innovativa, creatività, concretezza e praticabilità di idee. Questo cerca di essere, “Il cielo e le terre”: il tentativo di costruire e mostrare un ruolo per l’arte, per un “argomentare e fare”, partendo da creatività e laboriosità immaginativa. L’obiettivo ultimo, sommessamente dichiarato e praticato con decisione, è quello di provare a indicare e percorrere insieme una strada fondata sulla comunicazione creativa: sulla fotografia e sull’arte contemporanee, spesso sconosciute al grande pubblico e, nel caso della seconda, altrettanto spesso tacciata di essere incomprensibile, astrusa, arbitraria. In realtà, l’una e l’altra, aspetti fondamentali e strumenti, a disposizione soprattutto dei giovani, per la comprensione della complessità del contemporaneo e assumervi un ruolo di protagonisti creativi e non solo di passivi spettatori”. (Guido Pensato, curatore della mostra).

“Non è un caso che la fotografia sia al centro dell’idea e dei programmi de “Il cielo e le terre”; e che la stessa Fondazione faccia spesso spazio alle tematiche e ai grandi protagonisti di questo fondamentale settore della comunicazione e delle arti figurative. Da tempo, infatti, esso occupa un posto di rilievo su un versante e sull’altro, che spesso gli operatori maneggiano, unificandone i diversi apporti di strumento creativo e della ricerca storica applicata, in particolare, all’abitare, all’ambiente e al paesaggio”. (Saverio Russo, presidente della Fondazione Banca del Monte di Foggia).