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Un anno di attività, il consuntivo del presidente Russo. "La mole imponente di realizzazioni non può nascondere il rammarico per non poter fare di più"

Un anno di attività, il consuntivo del presidente Russo

Comunicati stampa

Il consuntivo delle attività della Fondazione Banca del Monte nel 2015 (oltre 654 mila euro di erogazioni) segnala un impegno significativo in direzione dell’arte e della cultura, degli interventi nel sociale, della promozione della lettura tra i bambini e gli adulti, del potenziamento e della salvaguardia del nostro sistema bibliotecario. Questo impegno continuo, con interventi diretti, o realizzati in collaborazione con altri Enti (alcuni con il Comune di Foggia), o a sostegno di altre associazioni, ha prodotto una notevole mole di iniziative, dalle mostre (Caldara, Tracarte, Voss), al Festival delle idee “Colloquia”, alla Festa della Musica, a quella degli artisti di strada, a Buck, alla promozione delle rassegne musicali, alla realizzazione del nuovo Organo della Cattedrale di Foggia, ai restauri di opere d’arte, alle opere di riqualificazione urbana, ancora nel capoluogo, agli interventi in favore delle fasce sociali più emarginate e delle strutture che li assistono (dal finanziamento del dormitorio, all’autofurgone attrezzato, alle azioni per rendere possibili le misure alternative al carcere ecc.).

La politica di bilancio della nostra Fondazione ha inteso, inoltre e non da ora, puntare ad un rafforzamento patrimoniale, anche a scapito di qualche iniziativa, per trasmettere a chi verrà dopo un pacchetto di risorse significative per continuare ad esercitare al meglio il ruolo che Fbdm ha avuto ed ha a Foggia e in Capitanata.

La soddisfazione per una mole imponente di realizzazioni e per un significativo rafforzamento patrimoniale (praticamente raddoppiato in un decennio) non può tuttavia nascondere il rammarico, non solo per non poter fare di più – considerate le nostre limitate risorse – ma per le numerose difficoltà del contesto territoriale in cui operiamo, che rischiano di rendere poco più che simboliche le nostre iniziative e ci rinviano alla necessità di un più forte coordinamento degli attori sociali e di una riflessione collettiva più larga su progetti e prospettive. Il silenzio di taluni soggetti collettivi (quel che rimane dei partiti e dell’associazionismo) e le ottiche, pur nobilmente “corporative”, di altri non devono impedirci di porre questi temi all’attenzione della nostra comunità.

Cercherò di essere più chiaro: è evidente che noi poco o nulla possiamo fare per contrastare l’illegalità e la carenza di sicurezza collettiva, che poco possiamo fare per indurre a non nuocere quanti devastano i beni pubblici e ne rendono difficile l’uso (mi riferisco, tra l’altro, in questo caso, a piazza Mercato). Tuttavia mi chiedo se, ad esempio, le nostre iniziative di riqualificazione urbana non possano raccordarsi più utilmente a politiche pubbliche in tema di tutela e valorizzazione del centro storico, dalla manutenzione ordinaria, alla limitazione del traffico, al piano colore, ancora inesistente, nonostante costi pochissimo (richiede, sicuramente, impegno costante, ma potrebbe evitarci le arlecchinate che si vedono qua e là). E senza una limitazione delle vibrazioni da traffico il finanziamento concesso dalla Regione per il consolidamento di san Tommaso sarà rapidamente vanificato.

Parimenti, manca una riflessione strategica su aree nodali della città di Foggia, dal quartiere fieristico al nodo costituito dalla stazione ferroviaria. In questi casi non potremmo agire se non come sollecitatori della discussione pubblica e degli attori sociali. E questo faremo, con il Rotary Giordano, con una iniziativa che sarà lanciata a metà gennaio.

Ci sono poi le tante questioni che come cittadino sento drammaticamente urgenti, la cui soluzione ci avvicinerebbe a standard più elevati di qualità urbana (penso alla raccolta differenziata dei rifiuti e alla regolazione del traffico, ahimè solo spostato su arterie già intasate).

Tutto questo richiede di alzare l’asticella, di osare di più rispetto al ruolo che tradizionalmente ci siamo assegnati. E’ anche questo, come altri, un ruolo di supplenza, sperando che i portatori di interessi collettivi facciano la loro parte per riaprire il dibattito sulla città e il territorio, per aiutare chi governa a farlo meglio.