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Lo “Sposalizio della vergine” torna a San Domenico. Il restauro finanziato dalla Fondazione

Lo “Sposalizio della vergine” torna a San Domenico

Comunicati stampa

Lo Sposalizio della vergine Maria al casto Giuseppe, la tela settecentesca attribuita all’artista campano Paolo De Maio, è stata riportata al suo antico splendore, grazie al restauro supportato dal finanziamento della Fondazione Banca del Monte di Foggia, e ricollocata nella chiesa di San Domenico a Lucera, che da sempre la ospita.

Domenica 1 febbraio infatti, la tela restaurata è stata ufficialmente restituita al culto dei fedeli, nella chiesa di San Domenico, dopo la celebrazione della Santa Messa presieduta dal vescovo di Lucera-Troia, Mons. Domenico Cornacchia. Ad illustrare le vicende che hanno portato alla operazione di recupero del dipinto, sono stati lo stesso vescovo, il rettore della chiesa Don Luigi Di Condio e il prof. Saverio Russo, presidente della Fondazione della Banca del Monte di Foggia.

Il dipinto era stato commissionato nel 1728 dalla famiglia Della Rocca come atto devozionale a beneficio della chiesa lucerina. Rappresenta l’episodio narrato nei vangeli apocrifi, con l’ovvia attenzione per le nozze, rappresentate in primo piano con le figure dominanti di Maria, Giuseppe e il sacerdote, la presenza di personaggi secondari posti in secondo piano e uno sfondo di architetture ed altri personaggi minori. Il quadro versava in pessime condizioni di conservazione: la tela presentava “allentamenti” e pieghe, causati dall’indebolimento del telaio di legno di supporto, che non assicurava più la tensione del tessuto. Notevoli erano le alterazioni cromatiche, derivate da depositi di polveri atmosferiche e dal oscuramento dell’immagine causato dall’ossidazione degli oli utilizzati come protettivi o come ravvivanti per i colori. Lungo i lati del dipinto comparivano numerosi fori di diverse dimensioni risalenti, con ogni probabilità, alla collocazione originaria della tela su un precedente supporto. Tutte evidenze che hanno reso necessario un intervento di restauro il cui progetto, è stato sottoposto alla Fondazione dalla “Maddalena Restauri”, ditta di Biccari specializzata in restauri, diretta da Leonardo Maddalena. La Fondazione foggiana, nell’ambito della tradizionale attenzione riservata al patrimonio artistico e culturale locale, è intervenuta con un contributo determinante che ha permesso di portare a termine l’importante operazione di recupero. Ogni anno, l’istituzione si affianca ad enti pubblici, associazioni o comunità locali che promuovono interventi di restauro su opere d’arte che arricchiscono il patrimonio territoriale.

Paolo De Maio nacque a Marcianise, il 15 gennaio 1703. Fu pittore di discreta fama, tra i più assidui allievi della scuola del grande Francesco Solimena.
Sulla scorta degli insegnamenti del maestro, aderì in pieno e con convinzione ai canoni del classicismo arcadico. La discreta abilità nel disegno e lo spiccato gusto coloristico -“benché non sia giunto al valore de’ più eccellenti” come scrisse Bernardo de Dominici nella scheda a lui dedicata nell’opera “Vite de’ pittori, scultori, ed architetti napoletani” (Napoli, 1742-’45)- gli fruttarono numerose commesse, soprattutto in ambito ecclesiale. Operò principalmente nella provincia campana e a Napoli, ma realizzò anche, ad esempio, Madonna del Rosario in S. Domenico a Bitonto, nel 1741 una Pietà per il duomo di Foggia, tra il 1748 ed il ‘51 alcuni dipinti per Montecassino (distrutti nel tragico bombardamento del monastero).
Nel 1760, aderì allo stile neoclassico di impronta romana e sviluppò una propensione per la didattica che sfociò nel suo inserimento tra i docenti della accademia borbonica del disegno.
Negli ultimi anni di vita, proseguì un’intensa produzione, sempre su commissione di istituzioni religiose, grazie anche ad un personale, assidua pratica devozionale, mossa da genuino fervore, come emerge da alcune testimonianze epistolari lasciate dall’artista. Morì a Napoli il 20 aprile 1784.