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“Il cielo e le terre”: al via il laboratorio “Abitare i Monti Dauni”. Un momento di approfondimento per indagare il tema dell'abitare il Sub - Appennino Dauno

“Il cielo e le terre”: al via il laboratorio “Abitare i Monti Dauni”

Aggiornamenti, Comunicati stampa

Prenderà il via venerdì 15 luglio 2016, alle ore 16:00 presso i locali del Museo Diocesano di Bovino allestito all’interno del Castello Ducale, il laboratorio di ricerca visuale “Abitare i Monti Dauni”, un momento diretto al confronto e all’approfondimento sulla fotografia e sul suo uso corretto per indagare il tema dell’abitare in quel luogo che i geografi definiscono Sub – Appennino Dauno e che oggi tutti amano chiamare Monti della Daunia e, in particolar modo, in cinque Comuni: Biccari, Bovino, Celle San Vito, Deliceto, Sant’Agata di Puglia.

Programmato nell’ambito della terza edizione de “Il cielo e le terre”, la manifestazione organizzata dalla Fondazione Banca del Monte di Foggia e associazione Spazio55 e curata da Guido Pensato, il laboratorio sarà condotto da Aldo Grittani e si protrarrà fino a domenica 17 luglio. L’attività laboratoriale prenderà le mosse dalla mostra di Grittani intitolata “Abitare i margini”, che avrà lo scopo di aprire la riflessione dei partecipanti e guidarne il percorso creativo.

Nel corso del laboratorio ciascun partecipante svilupperà un proprio micro-progetto per approfondire il tema dell’abitare il Sub – Appennino Dauno, utilizzando la fotografia o altri mezzi e modalità espressive, in base alla propria formazione e alle specifiche competenze.  Le attività svolte durante il laboratorio, eventualmente arricchite e approfondite nei giorni successivi al laboratorio stesso, costituiranno il materiale per una successiva mostra collettiva.

Il laboratorio si rivolge a 20 fotografi, artisti, studiosi e residenti locali: la partecipazione è gratuita, senza limiti di provenienza geografica né di età, purché i partecipanti siano maggiorenni all’inizio del laboratorio.

La “visione” di Grittani
La fotografia come modus operandi che mette al centro una adesione conoscitiva al presente, ai luoghi, a quelli che li abitano; a quelli, in particolare, che abitano gli spazi e i territori interstiziali dell’esistenza umana. Il che non comporta che egli escluda intenzionalmente i piani estetici, politici, polemici, che vengono, tuttavia, generati dall’interno della prassi documentaria, conoscitiva, fotografica e creativa. “Ma, quindi, lavorando sullo ‘stato delle cose’, lavora sull’hic et nunc’, su un eterno presente; non lavora sul passato, e non lavora sul/per il futuro?”. Al contrario: guardare, vedere, documentare (con la fotografia) e conoscere dove, come la gente abita e vive i diversi spazi e luoghi e in tempi diversi, con intenzioni e obiettivi diversi…significa porre le premesse per progettare, abitare, vivere nel modo migliore un presente e un futuro, magari immaginifico, ma quasi certamente non inabitabile (Guido Pensato).

Su Aldo Grittani
Aldo Grittani lavora sullo “stato dei luoghi”: in un senso rigorosissimo della locuzione. L’ho capito bene (ho creduto di capirlo bene), qualche giorno fa, durante l’inaugurazione delle mostre nel Succorpo della Chiesa Madre di Biccari. Io ed altri amici eravamo intenti a sollecitare gli amministratori a fare in modo di sollevare completamente, durante il tempo delle mostre, il telone di protezione/proiezione, che è adibito a proteggere l’altare ligneo “scoperto”, “ritrovato” solo qualche anno fa e, contemporaneamente, a consentire proiezioni video-cinematografiche. Mentre noi facevamo questo (che ritenevamo e riteniamo sacrosanto che venga fatto), Aldo  richiamava la mia attenzione sul suo grande interesse per quello “stato di fatto”, per quel preciso momento dello “stato dei luoghi”; che forse era in procinto di essere modificato…al punto, per questo, di “metterlo in allarme” e di fargli dire…”quasi quasi vengo domani mattina a fare qualche foto…prima che succeda…”. (Alla luce dell’esperienza, vorrei rassicurare Aldo: tra i propositi e la realizzazione c’è di mezzo…l’amministrazione”.)
Tornando a Biccari e alla riflessione nata lì: nel suo modus operandi Aldo, come fotografo (e artista), è armato dello sguardo camaleontico plurimo del sociologo, dell’antropologo…che mette da parte lo sguardo e l’intenzionalità estetico-estatica dell’artista, e, con essa, quella politico-polemica del militante, e quella, pseudo-scientifica, di una astratta neutralità, perché mette al centro una adesione conoscitiva al presente, ai luoghi, a quelli che li abitano; a quelli, in particolare, che abitano gli spazi e i territori interstiziali dell’esistenza umana. Il che non comporta che egli escluda intenzionalmente i piani estetici, politici, polemici, che vengono, tuttavia, generati dall’interno della prassi documentaria, conoscitiva, fotografica e creativa. Alla domanda “ma, quindi, lavorando sullo ‘stato delle cose’, lavora sull’hic et nunc’, su un eterno presente; non lavora sul passato, e non lavora sul/per il futuro?”, risponderebbe argomentando, ovviamente, molto meglio di come so fare io, banalmente: guardare, vedere, documentare (con la fotografia) e conoscere dove, come la gente abita e vive i diversi spazi e luoghi e in tempi diversi, con intenzioni e obiettivi diversi…significa porre le premesse per progettare, abitare, vivere nel modo migliore un presente e un futuro, magari immaginifico, ma quasi certamente non inabitabile (Guido Pensato, curatore de “Il cielo e le terre”).